Qualche aneddoto sulle famose "fave" di Epicuro

Le fave venivano coltivate fin dall’antichità. Una serie di aneddoti ci ricorda la presenza di questo legume nell’Antica Grecia, ed anche il suo speciale legame con la filosofia. Per i pitagorici, che si astenevano dal consumo di carne, le fave erano espressamente indicate come un cibo tabù. Non si potevano mangiare, e non si dovevano nemmeno toccare. Secondo una fantasiosa storia tramandata da Diogene Laerzio, Pitagora, piuttosto che fuggire attraverso un “impuro” campo di fave, si sarebbe fermato e sarebbe stato raggiunto e ucciso dalle guardie del tiranno di Crotone.
Di diverso avviso fu Epicuro, che invece le coltivava nel suo Giardino, e che proprio grazie ad un razionato consumo di fave – stando a Plutarco – superò le ristrettezze imposte da Demetrio durante il duro assedio di Atene.

«Dicono che anche il filosofo Epicuro ha favorito i proprî amici dividendo con loro alcune fave contate» (Plutarco, Vita di Demetrio, 34, 2).

In realtà, il fatto che venga sottolineato dalla dossografia che Epicuro facesse uso di questo preciso alimento, e non, in generale, di qualsiasi ortaggio commestibile coltivato all’interno del Giardino, ha un significato negativo. Significa che sia Epicuro, sia i suoi seguaci, non avevano familiarità con le dottrine ed i riti di iniziazione pitagorici, visto che non rispettavano il preciso divieto di mangiare le fave, e quindi non credevano nella metempsicosi.
Forse, dunque, questo aneddoto che lascia noi moderni abbastanza indifferenti, o che tutt’al più ci farebbe pensare alla lungimiranza di Epicuro che riuscì a sopravvivere quando altri cittadini durante l’assedio morivano di fame, è invece l’ennesima testimonianza che prova a mettere in cattiva luce Epicuro, un filosofo indifferente alle pratiche religiose, ai riti sacri, e noncurante dei precetti del maestro Pitagora.

Il potere nutritivo delle fave
Le fave sono un legume poco calorico, ma ricco di principi nutritivi. Oltre ad apportare proteine, fibre, ferro e vitamine (A e C), le foglie essicate delle fave favoriscono la diuresi, ed Epicuro, com’è noto, soffriva di calcoli renali. Fu questa, stando alle fonti, la dolorosissima malattia che lo portò alla morte. Seguendo le fonti antiche, altri cibi consumati da Epicuro erano il formaggio di latte di capra e di pecora, il pane non lievitato ed una zuppa di lenticchie. Un desco abbastanza semplice ed anche umile.

«Con zuppa e acqua era pronto addirittura a sfidare Giove in felicità» (Stobeo, Anthologion, III, 17, 33).

Sandro Borzoni

Per altre informazioni sulla tavola di Epicuro:

Cicerone, Tusculanae Disputationes, V, 89.
Diogene Laerzio, De clarorum philosophorum vitis, X, passim.
Eliano, Varia Historia, IV, 13.
Giovenale, Saturae, XIII, 122-123; XIV, 316-319.
Plutarco, Non posse suaviter vivi secundum Epicurum, 1097C-D; De vita Demetrii, 34, 2.
Stobeo, Anthologion, III, 17, 33.

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