Ozio e giardini

Poiché gli altri capi delle scuole avevano scelto alcuni luoghi ad Atene, come l’Accademia e il Liceo, egli acquistò un giardino stupendo e se lo procurò al prezzo di ottanta mine; lì egli visse con i proprî familiari e allievi, e praticò la filosofia. Così riferisce Diogene Laerzio, prima di tutti gli altri. Plinio, invece, scrive che «Epicuro fu il primo ad aver istituito ad Atene la moda di possedere nella medesima città delizie di campi e ville con il nome di giardini; perché fino a lui non vi era l’usanza di abitare i campi in città».
[…] Per parlare, a questo punto, della pigrizia che si rimprovera ad Epicuro, non serve premettere nulla riguardo all’amenità del Giardino, come se essa fosse stata predisposta solo per sedurre alla libidine e non piuttosto per rallegrare l’animo di coloro che facevano filosofia e per invitare con un certo entusiasmo sia a meditare che a discutere, grazie alla bellezza e alla varietà degli alberi, delle erbe, delle foglie, dei fiori, dell’ombra, dei rivi, degli uccelli, dei ronzii degli insetti, dei sentieri e di tutte le cose di questo tipo. Inoltre, non fu caratteristico solo di Epicuro questo fatto di fare filosofia in un giardino o di lasciare ai seguaci giardini per fare filosofia. Infatti anche Platone e i suoi seguaci ebbero nell’Accademia un giardino, comprato da Anniceri, poiché anche lui si dice che facesse filosofia in un giardino, che si trovava a Colono. Ancora, Teofrasto nel suo testamento concesse un giardino con la casa adiacente ad alcuni amici che desideravano usarli per dedicarsi alla filosofia, come si legge in Diogene Laerzio, che ricorda ancora in altri passi questo giardino, quando descrive la vita dei successori. Per il resto, il tempo trascorso da Epicuro nel giardino fu tempo libero per la cultura, non molle pigrizia. E certamente anche solo la quantità e la varietà dei libri scritti da Epicuro è sufficiente come grande dimostrazione che mai per tutti i suoi giorni egli si intorpidì nella mollezza, nell’ignavia o nell’indolenza, ma piuttosto per tutta la vita si spese per la filosofia. L’ozio – dicono – è il padre dei vizi: ma certamente si intende quella pigrizia per la quale il pigro dorme tra due guanciali e russa quanto basta a smaltire il vino Falerno, oppure dispone il proprio animo alla malvagità e fa pessimo uso di se stesso; non si parla però di quell’ozio per il quale si fa in modo di liberarsi dagli affari e dagli impegni, perché l’animo, più libero dalle preoccupazioni, possa dedicarsi alla ricerca della verità, ovvero alla filosofia.

Pierre Gassendi, Vita e Costumi di Epicuro, Senigallia, Ventura Edizioni, 2022.